L’ Italia resiste all’ Europa

Mentre i Renzi mangiavano a casa a Firenze alla fine di novembre 2016, Emanuele, figlio di mezzo, ha sollevato una devastante teoria statistica. Se suo padre avesse vinto il 41 per cento dei voti[nelle elezioni europee] quando tutto l’ Italia gli piacque, come l’ inferno aveva pianificato di vincere il plebiscito che si era trasformato nel referendum costituzionale ora che non era più così bello. Sicuramente, il ragazzo si è concluso con uno schiaffo della realtà, per la Fiorentina era più facile vincere lo scudetto quell’ anno.

Pochi giorni dopo, gli italiani mandarono a casa Matteo Renzi, il più giovane primo ministro della storia italiana, un uomo con una capacità comunicativa e di spinta politica travolgente, a volte anche per se stesso. In 1.000 giorni di governo si era impegnato a riformare il paese e a raschiare la vecchia politica. L’ ha fatto in molti modi. Ma anche la politica italiana finì per distruggerlo. Quell’ anno il Fiore era ottavo.

El potere della politica italiana

Sono stati 10 mesi. Matteo Renzi (Firenze, 1975) attraversa le carrozze di un treno che attraversa 107 province italiane per riscaldare la campagna. Fabbriche, bambini, signore, sindaci, baci, saluti e discorsi di nuovo. E in questo è imbattibile. Pensa che sarà di nuovo il primo ministro quando si terranno le elezioni di primavera. Ma fino a quando non siamo arrivati qui c’ era tutto. Andò a casa, lo pensò per qualche giorno e quel miscuglio di orgoglio, ego, ambizione che costituiscono un’ indomabile genetica politica gli sussurrò che doveva tornare. Si dimise come segretario generale, chiamato primarie, riapparso, vinse con il 70% dei voti e, invece di depositare punti oscuri presso il settore critico che lo aveva aiutato a rovesciarlo nel referendum, provocò la sua spaccatura e tornò a quello che gli piaceva tanto: Matteo Renzi contro tutti.

Ma la scena non è quella che ha lasciato: Movimento 5 Stelle (M5S) guida i sondaggi, il centro-destra ha una coalizione travolgente in movimento, e i numeri dicono che solo Berlusconi potrà aiutarlo a tornare a Palacio Chigi con una riformulazione del famoso patto di Nazarene. Dopo una lunga giornata alle 22.45, in un angolo del vagone ferroviario dove ha allestito la sua sala operatoria e dirige la strategia del PD – ha appena provocato una colossale rissa a sinistra lanciando una mozione contro il governatore della Banca d’ Italia – siede a chiacchierare per 45 minuti sull’ Europa, il populismo, il futuro dell’ Italia e le sensazioni vissute dalla mattina del 5 dicembre. I suoi accompagnatori corrono in fretta una pizza e finiscono per guardare la Juve su iPad mentre comincia a rispondere un po’ stanco. “Ora sembra più Gentiloni che Renzi”, scherza un collaboratore.

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